Inesorabilmente, ogni anno, sempre più team di ciclismo femminile sono costretti a chiudere i battenti oppure, nel migliore dei casi, a ridurre, a malincuore, le loro attività.
La crisi economica, che sta attanagliando il nostro paese, integrata da una discutibile gestione manageriale della nostra Federciclismo e dei suoi fidi Comitati, sta mettendo a dura prova tutto il ciclismo. I team sono poco supportati anche dalle Istituzioni regionali e locali: mancano le piste all’aperto e al coperto, strade sicure per gli allenamenti e i ciclodromi. Le nostre migliori interpreti, dipendenti dei Corpi di Stato, sono costrette a gareggiare con i team stranieri.
Il “caso Bertizzolo”, pur sapendo da mesi che sarebbe potuto accadere, mi ha portato ad aprire un’indagine giornalistica per fare chiarezza sulla normativa istituita dalla UCI con la riforma, studiata per professionalizzare il ciclismo femminile, tenuta nascosta dalle nostre Istituzioni, per poi amaramente esplodere con l’esclusione della stessa Bertizzolo dal Team Movistar, le cui motivazione le troveremo nella risposta Uni.
A seguito della vicenda Bertizzolo, visto che la Spagna ha attuato le disposizioni di legge, attive anche in Italia, che vietano il doppio contratto dipendente per gli Statali, mi sono chiesto che fine avrebbero fatto il resto delle nostre cicliste appartenenti ai Corpi di Stato, considerato che la riforma UCI, dal 1 gennaio 2020, escluda i doppi tesseramenti. Per capire meglio e dare la giusta informazione ho preferito contattare direttamente l’UCI, chiedendo loro spiegazioni.




